In breve. Fermato all’aeroporto in Spagna? Assistenza urgente 24 ore per droga, documenti e mandato d’arresto europeo. Avvocato italiano. Contattaci ora.
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Fermato all’aeroporto di Alicante o in un altro aeroporto spagnolo? Assistenza urgente: droga, documenti falsi, ricerche internazionali, mandato europeo. Avvocato che parla italiano, 24 ore.
In aeroporto le decisioni sono rapide: l’avvocato serve immediatamente.
Parlate italiano? Sì.
Operate in tutta la Spagna? Sì.
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Gli arresti negli aeroporti spagnoli sono spesso connessi a reati di traffico di stupefacenti dell’articolo 368 del Codice penale, a fattispecie di contrabbando disciplinate dalla Ley Orgánica 12/1995 o all’esistenza di ordini di ricerca e di mandati d’arresto europei. Le prime ore sono decisive e il diritto all’assistenza di un avvocato e di un interprete opera sin dal primo momento.
Anche in ambito doganale e di frontiera il fermo è soggetto ai termini e alle garanzie di legge. Sono determinanti la regolarità dei controlli e delle perquisizioni, la catena di custodia di quanto sequestrato e il rispetto dei diritti di informazione e di difesa, poiché eventuali irregolarità possono incidere sulla validità della prova.
Interveniamo con urgenza per assistere la persona fermata davanti alla polizia e all’autorità giudiziaria, per richiedere la libertà provvisoria e per impostare la strategia difensiva. Assistiamo con particolare frequenza cittadini stranieri in transito che necessitano di un intervento immediato.
Negli arresti in aeroporto sono determinanti la regolarità dei controlli e delle perquisizioni e la catena di custodia di quanto sequestrato. Un vizio in questi passaggi può incidere sulla validità della prova.
Esaminiamo con attenzione tali profili, poiché nei procedimenti connessi al traffico e al contrabbando la prova materiale è centrale.
Molti fermi in aeroporto derivano da ordini di ricerca o da mandati d’arresto europei. In tali casi si applicano le regole della consegna, con proprie garanzie e motivi di opposizione.
Interveniamo con urgenza per assistere la persona e per impostare, ove ne ricorrano i presupposti, l’opposizione alla consegna.
Anche in ambito doganale e di frontiera il fermo è soggetto ai termini e alle garanzie di legge, compreso il diritto all’assistenza di un avvocato e a un interprete sin dal primo momento.
Verifichiamo il rispetto di tali diritti, poiché eventuali irregolarità possono incidere sulla legalità del fermo e sulla prova.
Assistiamo con particolare frequenza cittadini stranieri in transito, che necessitano di un intervento immediato e di un punto di contatto sul posto.
Coordiniamo, ove utile, l’azione con i legali del Paese di origine, così da assicurare una risposta coerente e tempestiva.
Il fermo non può superare il tempo indispensabile né, in ogni caso, le settantadue ore prima della presentazione all’autorità giudiziaria. Il termine decorre dal momento stesso del fermo, non dall’arrivo negli uffici di polizia: luogo e ora esatti devono risultare nel verbale e nel registro di custodia, e li verifichiamo sempre, perché un computo errato può rendere illegale il fermo. La proroga oltre le 72 ore è possibile solo nei reati di terrorismo o di banda armata. Se il fermo è irregolare o i termini sono superati, chiediamo immediatamente l’habeas corpus, procedimento urgente davanti al giudice per verificare la legalità della privazione di libertà.
La dichiarazione davanti alla polizia esige la presenza dell’avvocato e, prima, la persona fermata ha diritto a un colloquio riservato con il difensore. In quel colloquio verifichiamo che siano stati letti i diritti, consigliamo la condotta da tenere nell’interrogatorio (dichiarare o no, e come), chiediamo l’interprete se necessario e valutiamo se proceda un habeas corpus. Prima di dichiarare devono essere comunicati data, ora e luogo del fermo, un riassunto dei fatti, la qualificazione penale provvisoria, gli indizi di partecipazione e il tempo massimo di privazione della libertà: senza queste informazioni la dichiarazione nasce viziata. L’avvocato ha inoltre diritto di accesso agli elementi essenziali del fascicolo per contestare la legalità del fermo; una negativa ingiustificata viene fatta constare a verbale.
La persona fermata ha diritto a comunicare con un terzo di sua scelta, a che un familiare sia informato del fermo e del luogo di custodia e, se straniera, a che ne sia avvisato il consolato. Ha diritto a essere visitata da un medico legale o da un medico pubblico, con annotazione scritta nel registro di custodia. Il rilevamento delle impronte è un atto ordinario; il prelievo del DNA no: esige il consenso prestato in presenza dell’avvocato o, in mancanza, l’autorizzazione del giudice, e consentire o meno è una decisione strategica da prendere con assistenza legale.
No. La dichiarazione davanti alla polizia richiede la presenza del difensore e, prima, la persona fermata ha diritto a un colloquio riservato con il proprio avvocato.
Come regola tecnica, non dichiarare finché non è stato esaminato il verbale. Tacere è un diritto e non può pregiudicare la persona fermata.
Individuare la struttura di polizia in cui si trova la persona, nominarci formalmente e raccogliere la documentazione sul radicamento (lavoro, residenza, famiglia). E non fare dichiarazioni sui fatti a nessuno.
Dal momento stesso del fermo, non dall’arrivo negli uffici di polizia. Luogo e ora esatti devono risultare nel verbale e nel registro di custodia; un computo errato può rendere illegale il fermo.
Sì: ha diritto a comunicare con un terzo di sua scelta, chiamata effettuata dall’agente in sua presenza per un massimo di cinque minuti, e a che un familiare sia informato del fermo e del luogo di custodia. Se è straniero, anche il suo consolato.
Il verbale viene trasmesso al giudice di guardia, con copia al Pubblico Ministero e accesso per la difesa, e la persona fermata è presentata all’autorità giudiziaria: lì si decide tra libertà e misure cautelari. È il momento critico in cui la preparazione precedente dà i suoi frutti.
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