Guide praticheCompliance efficace: le cinque domande che il giudice porrà alla vostra impresa

Imprese e reati economici
Compliance efficace: le cinque domande che il giudice porrà alla vostra impresa

La responsabilità penale dell’impresa, le sanzioni che distruggono le società e l’esame che un modello di organizzazione deve superare.

La vostra impresa ha un manuale di compliance. Fu commissionato anni fa, è rilegato e da allora nessuno lo ha più aperto. Se domani arriva un procedimento penale, quel manuale non vi servirà a nulla. Peggio: può rivoltarsi contro di voi.

L’impresa risponde per sé

Il punto di partenza merita di essere ricordato, perché molti imprenditori ancora non ci credono. Dal 2010 la persona giuridica risponde penalmente in modo autonomo. Può essere condannata anche se l’autore materiale del reato non viene identificato, e può essere assolta anche se il suo amministratore viene condannato. E risponde attraverso due vie: per i reati dei suoi rappresentanti e amministratori, e per quelli commessi dai dipendenti quando vi è stata una grave violazione dei doveri di vigilanza. È questa seconda via quella che sorprende.

Le sanzioni che distruggono le imprese

La multa è il meno. Ciò che uccide sono le altre: il divieto di contrattare con il settore pubblico, la perdita di sovvenzioni e benefici fiscali (compresa la restituzione di quelli già percepiti), la sospensione delle attività, la chiusura dei locali, l’intervento giudiziale e, all’estremo, lo scioglimento. Per molte imprese la prima di queste sanzioni è la fine dell’attività. E arriva prima della sentenza: arriva con la reputazione.

Le cinque domande del giudice

La legge dice che un modello di organizzazione e gestione efficace, adottato prima dei fatti, esonera o attenua. La parola chiave è efficace, e i tribunali sono stati espliciti su che cosa significhi. Queste sono le domande con cui lo si esamina. 1. La mappa dei rischi è reale? Un’analisi generica, copiata da un’altra impresa, senza identificare i rischi specifici di questa attività e di questi processi, non vale nulla: in un’impresa di costruzioni, in una clinica e in una società di logistica i rischi non si somigliano affatto. 2. L’organismo di vigilanza ha un potere reale? Deve avere autonomia, mezzi e capacità di iniziativa; se dipende gerarchicamente dalla persona che deve controllare, non è indipendente, e il giudice se ne accorgerà in cinque minuti. 3. I controlli funzionano? Non basta che esistano sulla carta: deve esservi traccia che vengono eseguiti, rivisti e che rilevano qualcosa. Un controllo che non ha mai rilevato nulla è sospetto, non rassicurante. 4. Qualcuno è mai stato sanzionato? Un regime disciplinare mai applicato è una dichiarazione d’intenti. E la domanda scomoda è: se nessuno è mai stato sanzionato, è perché non è mai accaduto nulla o perché nessuno guardava? 5. Il modello è aggiornato? Un programma non rivisto da cinque anni è un programma morto: cambia l’attività, cambia la legge, cambiano i rischi.

Il canale di segnalazione non è un modulo

È l’elemento più trascurato e quello che pesa di più. Dalla Ley 2/2023 è obbligatorio a partire da 50 lavoratori, e la sua assenza è sanzionata di per sé. Ma il rischio reale non è non averlo: è averlo e gestirlo male. Una segnalazione interna trattata male, o un segnalante nei cui confronti venga poi adottata qualsiasi decisione sfavorevole, trasforma un piccolo problema in due grandi. E ricordate: se il pregiudizio si verifica nei due anni successivi, la rappresaglia si presume, ed è l’impresa a dover provare il contrario.

Un programma vivo, o nessuno

Un modello che supera quell’esame è il miglior investimento che un’impresa esposta possa fare: è, letteralmente, l’unica difesa che la legge riconosce. Uno che non lo supera è una spesa che genera anche una falsa sicurezza, e che in giudizio si trasforma nella prova che l’impresa conosceva i propri rischi e ha deciso di non fare nulla di concreto.

Approfondimenti: compliance penale ed esenzione dell’impresa, reati societari, indagini interne d’impresa.

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Francisco Javier Martín Porras
Avvocato penalista · Société de Conseil Juridique et Expert (SCJE)
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Francisco Javier Martín Porras

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