La regola di partenza è l’ art. 11.1 LOPJ: non producono effetti le prove ottenute, direttamente o indirettamente, violando i diritti o le libertà fondamentali. In materia di droga ciò significa che una perquisizione domiciliare senza copertura contamina il ritrovamento, e che il ritrovamento contaminato travolge la relazione peritale effettuata su quella sostanza. La domanda pratica non è se vi sia stata violazione, ma fin dove arriva.
A questa domanda si risponde con la dottrina della connessione di antigiuridicità, formulata dalla STC 81/1998, del 2 aprile, Plenum, amparo 3140/1994, ECLI:ES:TC:1998:81. Il Tribunale Costituzionale ha respinto l’amparo, ma ha fissato il criterio che oggi decide la maggior parte di questi incidenti: non ogni prova derivata da una violazione resta esclusa, ma solo quella che mantiene con la lesione originaria una connessione giuridica rilevante, valutata da una prospettiva interna (il risultato e la necessità della prova riflessa) ed esterna (le esigenze di dissuasione e di tutela del diritto violato). Per la difesa, ciò obbliga a tracciare la mappa completa: che cosa si è saputo grazie all’ingerenza illecita, che cosa si sarebbe saputo comunque e che cosa si è conosciuto solo grazie a essa.
Sul valore di ciò che lo stesso indagato dichiara dopo un’ingerenza nulla, la STS 511/2015, del 21 luglio, cassazione 2382/2014, ROJ: STS 3511/2015, ECLI:ES:TS:2015:3511, ha accolto parzialmente il ricorso e ha trattato proprio l’illiceità derivata da intercettazioni telefoniche nulle e il valore della confessione successiva. È un punto sensibile nelle vicende di droga, dove molte cause nascono da un’ordinanza di intercettazione telefonica e dove il riconoscimento dei fatti in sede giudiziaria viene poi presentato come prova autonoma. La decisione va letta integralmente prima di consigliare a chiunque di rendere dichiarazioni.
Nelle cause di origine internazionale, sempre più frequenti nella provincia per la presenza di strutture che operano da altri Paesi dell’Unione, la STS 904/2023, del 30 novembre, cassazione 3566/2023, ROJ: STS 5215/2023, ECLI:ES:TS:2023:5215, ha respinto il ricorso e ha affrontato la validità della prova di origine straniera sotto quella stessa dottrina della connessione di antigiuridicità. È il riferimento obbligato quando il materiale probatorio arriva per commissione rogatoria, ordine europeo di indagine o squadra investigativa comune e la difesa contesta come è stato ottenuto all’origine.
L’accesso al materiale su cui si fonda l’arresto non è una cortesia. La STC 21/2018, del 5 marzo, Prima Sezione, amparo 3766-2016, ECLI:ES:TC:2018:21, ha concesso l’amparo e stabilito che negare l’habeas corpus senza dare all’arrestato informazioni sufficienti né accesso agli elementi essenziali degli atti lede la libertà personale, e che tale accesso deve essere garantito prima del primo interrogatorio. Nella stessa linea, la STC 13/2017, del 30 gennaio, Seconda Sezione, amparo 7301-2014, ECLI:ES:TC:2017:13, ha accolto l’amparo ritenendo che negare copia del verbale per impugnare l’arresto leda la libertà personale e l’assistenza legale, dottrina ribadita dalla STC 86/2025, del 7 aprile, Seconda Sezione, amparo 120-2023, ECLI:ES:TC:2025:86. Applicato a una vicenda di droga, ciò si traduce in qualcosa di molto concreto: prima che l’arrestato apra bocca negli uffici di polizia, il suo avvocato deve aver visto di che cosa è accusato e su quale base.
Le istruzioni per traffico di droga si allungano facilmente per l’attesa delle analisi, i volumi di traffico telefonico e l’assistenza internazionale, per cui il controllo dei termini dell’ art. 324 LECrim acquista rilevanza pratica. La STS 747/2024, del 18 luglio, Sezione Penale, cassazione 2295/2022, ROJ: STS 4260/2024, ECLI:ES:TS:2024:4260, ha respinto il ricorso in una vicenda di truffa continuata, ma si pronuncia sul computo di quel termine e sul regime delle spese della parte civile, questioni trasferibili a qualsiasi istruzione complessa.
Quando la condanna arriva e viene impugnata, conviene tenere presente il limite segnato dalla STC 80/2024, del 3 giugno, Prima Sezione, amparo 3308-2020, ECLI:ES:TC:2024:80, che ha concesso l’amparo e annullato una condanna pronunciata in cassazione, sui limiti della cassazione rispetto alla presunzione di innocenza e al doppio grado. E nelle cause in cui insieme all’art. 368 CP si accusa per riciclaggio del denaro ottenuto, la STS 312/2021, del 13 aprile, cassazione 10588/2020, ROJ: STS 1388/2021, ECLI:ES:TS:2021:1388, di rigetto, tratta il riciclaggio come reato di mera condotta e di pericolo astratto, qualificazione che condiziona la difesa della parte patrimoniale.
Sulle soglie concrete della notevole importanza, sulle tabelle della dose minima psicoattiva e sui requisiti del consumo condiviso esiste dottrina consolidata della Seconda Sezione, ma nella base di conoscenza dello studio non risulta giurisprudenza indicizzata con riferimento completo su quei punti concreti, per cui qui vengono esposti come criteri di lavoro e verificati caso per caso nella fonte originale.
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